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Centro Fisioterapico Hibisco
Anca - Coxalgie

L'articolazione dell'anca (o coxo-femorale) unisce il femore all'osso dell'anca. Analogamente a quanto accade nell'omologa articolazione scapolo-omerale, le superfici articolari non sono perfettamente corrispondenti. Un cercine glenoideo, il labbro dell'acetabolo, provvede ad ampliare la superficie della cavità e a renderla atta a contenere la testa del femore. A differenza del labbro glenoideo dell'articolazione scapolo-omerale, che non ha altra funzione se non quella di ampliare la corrispondente cavità, il labbro acetabolare ha un'importante ruolo nell'unione tra femore e anca; è quindi un mezzo di contenimento dell'articolazione. I mezzi di unione sono rappresentati dalla capsula articolare cui si appongono tre lega­menti di rinforzo, e da un legamento a distanza intraarticolare, il legamento rotondo.

Infortuni
FRATTURA BACINO
Le fratture del bacino si osservano oggi sempre più frequentemente per l’aumento degli incidenti stradali. Si possono suddividere in 3 grandi gruppi: - Fratture che provocano la discontinuità del bacino con perdita della stabilità. Esempi di questo tipo sono: le fratture della branca superiore ed inferiore (intorno al forame otturatorio), le fratture della sinfisi pubica (la cosiddetta frattura a farfalla). - Fratture che provocano la discontinuità del bacino ma che conservano stabilità. Esempi sono: la frattura isolata del pube, la frattura isolata dell’ischio. - Fratture e lussazioni che interessano l’articolazione dell’anca, con o senza frattura dell’acetabolo. Le fratture del bacino hanno un’alta incidenza dei complicanze gravi, motivo per cui è sicuramente fondamentale una tempestività di intervento per i chirurghi ortopedici in prima istanza, ma anche una condotta prudente durante la riabilitazione. Potresti provenire da periodi più o meno lunghi di degenza ospedaliera; con associate problematiche anche di tipo cardiovascolare o di tipo neurologico. Quando arriverai da noi, il carico sarà sempre deciso di concerto con il chirurgo che ha effettuato l’intervento chirurgico, e dovrà essere graduale e progressivo. Una menzione a parte meritano le possibili complicanze riguardanti il sistema nervoso, perché possono essere precoci e quindi manifestarsi da subito, con quadri clinici quasi sempre di una certa rilevanza, oppure slatentizzarsi più avanti e finire così per riguardarci più da vicino. Indicativamente una lesione nervosa compare nell’1-5% dei casi delle fratture di bacino. La percentuale aumenta al 18% se sono interessati ambedue gli archi pelvici fino ad arrivare ad un massimo di un 33% nelle fratture acetabolari posteriori accompagnate da lussazione dell’anca. Il nervo maggiormente coinvolto è sicuramente il nervo sciatico. Il periodo di riabilitazione generalmente avrà un durata dai 4 ai 6 mesi, anche se bisogna valutare alcune variabili, in particolare l’età.

CONTRATTURA E LESIONE ILEO-PSOAS1 2
L’ileopsoas è un muscolo formato da: - GRANDE PSOAS, che origina dai processi trasversi di tutte le vertebre lombari, dai corpi dell’ultima vertebra toracica e di tutte le vertebre lombari e dai relativi dischi intervertebrali e va ad inserirsi sul piccolo trocantere femorale. - ILIACO, che origina dalla concavità della fossa iliaca, dal labbro interno della cresta iliaca, dal legamento sacro iliaco e dalla porzione laterale del sacro. La maggior parte delle sue fibre convergono sul margine laterale del grande psoas, e solo in piccola parte si inseriscono 2,5 cm sotto il piccolo trocantere femorale. - PICCOLO PSOAS, che è il meno importante dal punto di vista funzionale, si trova nell’addome al davanti del grande psoas e origina dalla faccia laterale del corpo della dodicesima vertebra toracica e prima lombare e dal disco interposto. È un debole flessore del tronco. L’azione principale dell’ileopsoas è quella di flettere la coscia sul bacino; il grande psoas interviene nella rotazione laterale, ed in misura minore, in quella mediale dell’anca. La lesione è un evento che può essere definito molto raro, e si può presentare come primo segno nei pazienti emofilici. Molto più frequenti sono le contratture e l’ipotonicità e l’ipoestensibilità di questo muscolo. La contrattura dell’ileopsoas è molto frequente. Non c’è una corrispondenza tra quadro anatomo-patologico e manifestazioni funzionali. Probabilmente hai già consultato vari specialisti internisti prima di venire alla nostra osservazione. È tipico un inizio subdolo del dolore in fossa iliaca, esacerbato da alcuni movimenti, e che non produce impotenza funzionale prolungata, ma riduce notevolmente la prestazione sportiva. A volte puoi sentire uno schiocco articolare a livello inguinale, dovuto a ipoestensibilità dello psoas e quindi dell’eccessiva trazione sul tendine corrispondente che salta come una corda di chitarra. Il trattamento riabilitativo è basato sul massaggio miofasciale dell’ileopsoas, recupero dell’estensibilità e della forza muscolare, unitamente alla valutazione del muscolo piriforme e al massaggio riflessogeno del piriforme. È indispensabile rimuovere preventivamente eventuali blocchi articolari e malposizioni dell’osso sacro. Con un trattamento specifico e personalizzato, potrai riprendere l’attività sportiva in tempi assai brevi. La lesione dell’ileopsoas è una grande limitazione funzionale, che determina uno stato di prostrazione e preoccupazione, anche perché spesso è una lesione muscolare che, nel pronto soccorso, non viene diagnosticata. Il trattamento conservativo è l’unico tipo di trattamento previsto. Il ciclo terapeutico consta di: sospensione dell’attività sportiva per un periodo variabile in base all’entità della lesione, in genere non meno di tre mesi; terapia fisica antalgica ed antiflogistica delle lesioni distali, laserterapia, massaggio miofasciale, stretching specifico, successiva tonificazione dello stesso muscolo, ripresa graduale del gesto atletico, seguita da massaggio di scarico. Manipolazioni chiropratiche in tutti quei casi in cui si ha una malposizione del sacro, o dei blocchi sacro-iliaci, o dei blocchi vertebrali. Per decidere i tempi di ritorno allo sport bisogna tener conto delle variabili come l’attività sportiva e l’entità della lesione.

Patologie
PUBALGIA
Il paziente racconta un inizio subdolo del dolore in fossa iliaca; il dolore è esacerbato da alcuni movimenti e riduce notevolmente la prestazione sportiva. A volte il paziente riferisce uno schiocco articolare a livello dell’anca. La sintomatologia può protrarsi per diversi mesi e può essere scatenata da un trauma acuto o da microtraumi ripetuti responsabili di una contrattura dolente che tende a simulare, per il suo decorso, un problema articolare a carico dell’anca o un male viscerale, che induce il paziente a numerose consulenze internistiche. Il dolore può irradiarsi fino all’inguine.
Negli sportivi spesso ne è responsabile la sindrome dell’ileo-psoas.
L’ ileo-psoas è un muscolo interno dell’anca che agisce flettendo, abducendo ed extraruotando la testa del femore. Origina dalle facce laterali delle prime 4 vertebre lombari e dalla fossa iliaca; si inserisce sul piccolo trocantere del femore. È un muscolo posturale bilaterale che tende a lavorare in accorciamento producendo una accentuazione della fisiologica lordosi lombare.
La diagnosi è essenzialmente clinica; è basata su test muscolari contro resistenza e la palpazione profonda del muscolo. In alcuni casi può essere necessario richiedere esami radiologici aggiuntivi per escludere un’eventuale lesione muscolare (risonanza magnetica) o un interessamento dell’articolazione coxo-femorale (radiografia).
Il trattamento è esclusivamente conservativo e si basa su uno specifico massaggio miofasciale associato a massoterapia decontratturante degli altri distretti muscolari spesso coinvolti; esercizi posturali e di allungamento; tonificazione selettiva dello psoas e dei muscoli sinergici.
Spesso è importante integrare le terapie in palestra con un ciclo di manipolazioni vertebrali in grado di risolvere eventuali blocchi articolari a livello del bacino.


ARTROSI ANCA (COXO-FEMORALE)
Se stai leggendo questa sezione, probabilmente rientri nei grandi capitoli della patologia degenerativa che raccoglie i processi di usura dei capi articolari sotto il nome di artrosi.
Contemporaneamente all’usura si realizzano dei tentativi di riparazione naturale che però accentuano la formazione di ossificazioni periarticolari, i così detti osteofiti, provocando limitazioni del movimento che possono essere molto invalidanti.
Può insorgere su articolazioni sane o essere conseguenza di malformazioni o traumi. È più frequente nelle donne e nei pazienti in sovrappeso. Esistono poi attività lavorative che la favoriscono.
I sintomi sono in genere chiari ed inequivocabili:
- dolore all’inguine che peggiora con il cammino e nei primi movimenti dopo essere stati fermi a lungo seduti; può irradiarsi al ginocchio e per questo a volte ci si focalizza sulla articolazione sbagliata. A tutto ciò consegue la zoppia, e la sensazione che la gamba non tenga. A lungo andare anche i muscoli della gamba via via perdono la loro efficienza.
La diagnosi è clinica e radiografica. Le radiografie evidenziano le alterazioni del profilo scheletrico mentre la TAC e la risonanza magnetica rilevano le irregolarità delle cartilagini.
Un trattamento riabilitativo ben condotto mira alla riduzione del dolore, al recupero del movimento articolare, alla ripresa di una vita attiva e al rallentamento dell’evoluzione della malattia. Deve essere associato a calo ponderale, riduzione di lavori fisici eccessivi e alla scelta di attività fisiche e sportive adatte.
Non dovete mai dimenticare che le vostre articolazioni sono organi del movimento, e quando una di esse funziona in maniera anomala, si innescano dei meccanismi di compenso dei quali risente tutto l’organismo. Attraverso gli esercizi riabilitativi che sfruttano proprio il movimento, si cerca di conservare il movimento, di ridurre e prevenire l’indebolimento muscolare, di combattere gli atteggiamenti viziati e di mantenere una buona coordinazione. Tutto ciò non guarisce la malattia “artrosi”, ma vi permette muovervi meglio e con meno dolore migliorando la qualità della vita.

Interventi
PROTESI D'ANCA
Quando il dolore all’anca è ostinato e sono presenti gravi limitazioni della funzione articolare con un quadro radiografico molto compromesso, il vostro medico specialista vi proporrà un intervento di sostituzione dell’articolazione con protesi.
In genere si consiglia l’esecuzione di questi interventi in pazienti oltre i 60 anni, sia in considerazione della durata delle protesi, sia perché con l’età la richiesta di prestazioni fisiche è minore. L’intervento di protesi d’anca permette il recupero di una buona qualità di vita, e la risoluzione del dolore con una durata della protesi che supera i 10 anni nel 90% dei casi.
Le protesi d’anca possono essere di 4 tipi:
- la sostituzione totale o artroprotesi, in cui entrambe le componenti sia femorale che del bacino vengono sostituite;
- la sostituzione parziale della sola parte femorale o endoprotesi che non sostituisce la componente del bacino
- la protesi di rivestimento che riveste la testa del femore usurata senza toglierla. Quest’ultima quando è possibile è per una usura modesta e per pazienti più giovani e consente negli anni successivi in previsione della sostituzione della protesi di ricorrere ad un nuovo intervento meno complesso rispetto al caso di una protesi normale
- la protesi da revisione, o riprotesizzazione, che prevede la sostituzione di un dispositivo precedentemente impiantato.
La riabilitazione dopo intervento di protesizzazione ha come obiettivi il recupero del movimento articolare, della forza muscolare, della coordinazione, e dello schema del cammino. Il vostro medico ne organizzerà l’inizio già in ospedale dai primi giorni dopo l’intervento, con mobilizzazione degli arti assistita dal rieducatore. Il periodo che segue la dimissione dall’ospedale viene impiegato per ripristinare la forza, la motilità e la funzionalità tipica di quel distretto, con un notevole impegno vostro e del vostro rieducatore.
Sarete seguiti in palestra e in piscina, dove il recupero è particolarmente rapido, ed infine sul campo dove si svolge un lavoro specifico di recupero di gesti che non si eseguivano più correttamente da tempo e che fanno parte invece della normale vita quotidiana.

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